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L’organo a canne è uno degli strumenti musicali più antichi. I primi organi a canne comparvero in Egitto durante il periodo ellenistico, rappresentando uno dei massimi risultati ottenuti dalla tecnologia greca di quel periodo.
I documenti ecclesiali ancora oggi ne sottolineano l’importanza e il valore, auspicandone l’edificazione, laddove possibile, e sostenendone l’impiego anche al di fuori delle necessità liturgiche.
L’organo nella storia
Non è stato sinora possibile stabilire con esattezza le fasi del processo evolutivo che, partendo dai primitivi strumenti naturali simili alla zampogna, condusse all’invenzione dell’organo come lo si conosce oggi. È certo comunque che esso ha origine dal medesimo punto di partenza d’ogni cultura: l’Oriente.
L’antenato dell’organo a canne comparve in Egitto durante il periodo ellenistico. La sua nascita si deve ad un certo Ctesibio il “meccanico” (oggi si direbbe “ingegnere”) nativo di Alessandria d’Egitto. Questi, nel lontano III secolo a.C. costruì un “Hydraulos” (organo idraulico), il primo prototipo del moderno organo, il cui nome si deve all’utilizzo dell’acqua per il suo funzionamento.
Analizzandone la struttura, si può affermare che il principio tecnico del funzionamento dell’organo è già stabilito, poiché i principali elementi costitutivi dell’Hydraulos sono gli stessi che concorrono a formare lo strumento odierno: una serie di tubi capaci di produrre determinati suoni, un mezzo di produzione di aria compressa, un contenitore e distributore di codesta aria ed una tastiera che permetteva all’”organista” di scegliere quali canne far suonare.
L’Hydraulos, dunque, era una macchina notevole e rappresentò uno dei massimi risultati ottenuti dalla tecnologia greca di quel periodo. Poco o nulla però è noto della sua utilizzazione nella cultura ellenica.
Nella Roma Imperiale, dal II al V secolo, l’organo ebbe una diffusione pari a quella del nostro pianoforte. Esso veniva utilizzato nelle arene, nelle feste popolari ed addirittura nei circhi, sempre come strumento profano, per ritmare i combattimenti dei gladiatori, con potenti sonorità di ance a forte pressione. Nei saloni delle famiglie borghesi invece, grazie a canne di flauto a bassa sonorità, esso aveva mansioni di mero intrattenimento.
L’adozione dell’Hydraulos da parte dei romani, se da un lato ne ha permesso la diffusione in Italia, dall’altro ha frenato alquanto la sua introduzione all’interno della Chiesa. Quest’ultima, associandolo alle manifestazioni profane, non lo ha accettato subito.
Le celebrazioni liturgiche della Chiesa erano anticamente accompagnate dal canto puro e semplice delle voci. Solo verso la fine dell’VIII secolo d.C. l’organo a canne iniziò ad entrare occasionalmente in alcune chiese e venne accettato dall’autorità ecclesiastica che, gradatamente, prese a guardarlo con una certa benevolenza e ad apprezzarne il suono che conferiva ai riti un’atmosfera nuova di solennità e misticismo, esaltava la preghiera e l’elevazione a Dio.
E’ in questo periodo che l’organo (accolto in seguito, nel XIV secolo, ufficialmente come “strumento da Chiesa”) inizia, quasi furtivamente, un servizio liturgico ininterrotto che – sia pure tra alterne vicende – si protrae fino ai giorni nostri, accompagnando la preghiera ed il canto di lode della Chiesa ed imponendosi anche come strumento solista, talora associato ad altri. I documenti ecclesiali ancora oggi ne sottolineano l’importanza e il valore, auspicandone l’edificazione, laddove possibile, e sostenendone l’impiego anche al di fuori delle necessità liturgiche.
L’organo nella liturgia
L’organo è comunemente ritenuto lo strumento sacro per eccellenza, da vari secoli associato al culto cristiano ed utilizzato per accompagnare con la sua voce inconfondibile, ora maestosa e potente, ora grave e solenne, ora misteriosa e suadente, la celebrazione dei divini misteri.
I papi del XX secolo ebbero parole di elogio e di esaltazione per questo strumento:
"L’organo è particolarmente adatto ai canti sacri e ai sacri riti ed aggiunge alle cerimonie della Chiesa mirabile splendore e singolare magnificenza […] commuove l’animo dei fedeli con la gravità e la dolcezza del suono, riempiendo la mente di gaudio […] ed eleva potentemente a Dio e alle cose soprannaturali". (Pio XII, Lettera enciclica “Musicae Sacrae Disciplinae”, 1955).
Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione "Sacrosantum Concilium" del 1963 conferma e ribadisce quanto finora affermato dal Magistero della Chiesa. Al n. 120 così sancisce: “Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”.
Che l'organo sia considerato come oggetto propriamente dedicato al culto, quindi sacro, lo precisa con molta chiarezza l’Istituzione “De Musica Sacra et Sacra Liturgia” della Sacra Congregazione dei Riti (1958) che, riferendosi espressamente a questo nobile strumento, così prescrive: “Il principale e solenne strumento musicale liturgico della Chiesa latina fu e rimane l’organo classico, cioè a canne. L’organo, anche se piccolo, destinato al servizio liturgico, sia costruito secondo le regole dell’arte e dotato di quelle voci che convengono all’uso liturgico. Prima di inaugurarlo venga benedetto secondo il rito e lo si custodisca poi con ogni cura come cosa sacra”.
Successivamente è compito dell’organista adoperarlo in maniera conveniente alla sua destinazione sacra in relazione ai tempi liturgici ed ai vari momenti celebrativi. Infatti, colui che lo suona per accompagnare la celebrazione dei divini misteri svolge uno specifico servizio: l’organista con il suo strumento ha il compito di pregare ed aiutare a pregare.
Volendo concludere con un’immagine simbolica, l’organo può essere visto come metafora della voce orante della Chiesa. Come le canne dello strumento musicale vibrano sotto l’impulso dell’aria in esse condotta secondo il comando dell’esecutore, così i fedeli, intimamente animati dallo Spirito Santo, effuso su di loro da Cristo ed in comunione con tutta la Chiesa, elevano a Dio Padre l’incessante inno di benedizione e di lode con l’armonia delle voci e la santità della loro vita.
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